Buon anno anche a lei

È il 7 gennaio e sono al supermercato per fare la spesa. Sono le 19. Ho la cesta in una mano e con l’altra tengo mia figlia di tre anni e mezzo che è uscita un’ora fa dall’asilo. C’è un viavai di carrelli e bisogna fare attenzione a schivarli. Nell’ingorgo vedo un signore, mio coetaneo. Ha il viso arrabbiato e scansa in malo modo gli anziani che si muovono lentamente e ostacolano il suo percorso verso il banco della carne. Non ha visto mia figlia, o ha fatto finta, ma si dirige verso di noi senza accennare a fermarsi. Io sono incastrato in mezzo a una folla di persone e faccio appena in tempo a lasciar cadere la mia cesta della spesa e bloccare con la mano il suo carrello che sta per prenderla in pieno. L’uomo mi guarda con gli occhi iniettati di sangue e pronuncia qualche parolaccia che al momento non riesco a decifrare perché giro immediatamente lo sguardo verso Francesca per controllare se il mio strappo non le abbia fatto male. Si è spaventata e ha lasciato cadere i fomaggini che aveva in mano. A questo punto è il mio sguardo a catalizzare in una frazione di secondo tutta la rabbia del mondo. Se ti toccano i figli diventi un animale inferocito. In una frazione di secondo devo contenere l’adrenalina e decidere se aggredire quello stronzo che se ne va in giro come un pazzo al supermercato o dare a mia figlia un esempio positivo. Scelgo di fissare l’idiota che nel frattempo si è reso conto di quanto stava per accadere e, cercando di raccogliere tutta la calma che in quel momento riesco a trovare, gli dico: “Buon anno anche a lei”!

L’espressione del suo viso cambia immediatamente. Assume uno sguardo mortificato e realizza quanto sia stata stupida e fuori luogo la sua rabbia e la sua fretta. Mi chiede scusa, si abbassa a raccogliere i formaggini di Francesca. “Siamo sempre di corsa” mi dice. “Mi scusi ancora” sussurra mentre si allontana piano con il suo carrello pieno di scatolette e cibi precotti…

2 comments

  1. Ciao Salvatore, sono Giuseppe Scilipoti di Letture da Metropolitana. Avendo letto l’altra volta “La vendemmia”
    Un racconto davvero ben scritto mi ha lasciato un senso di amarezza e riflessione. Ho quasi provato empatia per lo scorbutico cliente, si percepisce nel finale che era avvolto dal male esistenziale. C’è per cui pure un lato introspettivo però rivolto principalmente a quel qualcuno che ti ha ispirato nello scrivere “Buon anno anche a lei”
    Attraverso un episodio quotidiano da un incipit classico senza particolarità e un pochino stiracchiato ad un certo punto la qualità del testo vira in alto in quanto ti focalizzi e quasi ti “difendi” da una di quelle figure che difficilmente altri scrittori viene in mente di prendere in considerazione, tanto sono privi di ogni attrattiva, insomma i cosiddetti umiliati e offesi che la vita calpesta e in cui quest’ultimi tra stress e logorìo interiore si cimentano a calpestare a loro volto.
    Sempre nel finale a mio avviso ha una duplice lettura e una delle due potrebbe essere la seguente: certificato del fallimento?
    Comunque, ho ammirato di come hai gestito la situazione. A volte una frase riesce a rimettere in riga… l’anima di certe persone.
    Bravo, sicuramente leggerò altri tuoi lavori e spero di non essere andato fuori carreggiata con la mia disamina.

  2. Grazie mille Giuseppe per le tue belle parole.La profondità con cui riesci a cogliere anche le piccole sfumature è davvero rarissima… Un saluto 🙂

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