anziani

Come tutte le mattine, anche oggi mi alzo molto presto ed esco a fare un giro con il cane. Incontro il camion della nettezza urbana, l’edicolante che sistema i giornali e le solite persone che fanno colazione al bar dietro l’angolo prima di andare a lavoro.

Mentre faccio il mio solito giro, noto da lontano una signora anziana sulla sedia a rotelle che si avvicina e guarda chiaramente nella mia direzione.
Con lei ci sono due persone: una donna che spinge e un uomo che trascina un trolley.
Metto a fuoco: la signora è molto anziana. Ha i capelli bianchissimi, raccolti. Ha una coperta pesante sulle spalle. Sta partendo, forse sta andando in ospedale. Mi ha sicuramente scambiato per qualcun altro perché mi fissa e mi indica con insistenza.

I due accompagnatori scambiano fra di loro alcune frasi e dal suono che mi arriva, capisco che sono di qualche paese dell’Est.

La signora continua a puntare la mano verso di me, si sta agitando. Sento chiaramente che esclama: “È lui! Fermatevi e lui!”
Non capisco bene cosa stia succedendo, ma la nonnina sta intimando ai suoi accompagnatori di fermarsi. Continuano ad avvicinarsi e sento le sue parole: “È  vivo! Io lo sapevo che era vivo! È vivo! Guardatelo! È lui!”

Mi giro intorno, ma ci sono solo io e il mio cane che sta annusando qualcosa. Mi ha sicuramente scambiato per qualcun altro. Ormai è a pochi metri. Posso osservarla bene: ha lineamenti dolci, puliti, la pelle coperta di rughe. Indossa piccoli orecchini d’oro a goccia, come quelli che alcune anziane del Sud mettono nei giorni di festa. Allarga le braccia per afferrarmi e io cerco istintivamente di allontanarmi, ma poi mi lascio abbracciare. Mi stringe. Ha agli occhi pieni di lacrime. Mi guarda, mentre mi tiene strette le braccia. “Come sei bello!” Mi sussurra. “Mi dicevano tutti che eri morto! Io non ci ho mai creduto,  sai. Io sapevo, lo sapevo che eri vivo. Ho chiesto al signore di vederti un’ultima volta, ho sempre chiesto solo questo. Il signore mi ha ascoltato. Adesso hai anche un cane? Ti sono sempre piaciuti gli animali… Quando eri piccolo davi da mangiare a tutti quelli che trovavi in giro… Quanto ti ho aspettato”…

Poi si ferma. Si calma e mi sussurra: “Lo so che adesso te ne devi andare. Ma ci vedremo presto. Aspettami, mi raccomando”.
Per tutto il tempo mi ha tenuto saldamente le braccia. Ma adesso si rilassa. I due accompagnatori mi guardano imbarazzati, si scusano. Dico loro che non c’è nessun problema.

“Dai signora Nina, adesso andare. Adesso andare, è tardi”.
Lei lascia la presa e lentamente la portano via. Mentre si allontana, si gira e mi saluta con la mano. “Ci vediamo presto” continua a ripetere. “Ci vediamo presto” .

Non so davvero chi fosse quella signora. So soltanto che le ho ricordato qualcuno. Forse un figlio, forse il marito o un fratello.

Per tutto il tempo il mio cane mi è stato vicino senza strattonare, senza tirare come fa di solito.
Io non riesco a smettere di pensare a quella signora dai capelli bianchi.

Di Salvatore Viola

Scrivo per professione e scrivo per piacere, ma scrivo anche perché ho la tremenda necessità di farlo. Il mio lavoro? Faccio tante cose, ma sono prima di tutto un padre e cerco di esserlo nel migliore dei modi possibili, ovvero provandoci senza sosta.

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