la memoria degli alberi
Ieri mattina, accompagnando mia figlia a scuola, abbiamo percepito subito che qualcosa non andava. Un’atmosfera strana aleggiava nel cortile. Alcuni bambini erano affacciati alla grata, gli occhi fissi su quel che restava degli alberi che per anni avevano garantito loro ombra, giochi e risate.
Durante il weekend erano stati abbattuti. Tutti.
“Non erano malati,” mi hanno spiegato. “Il comune ci ha costretti a tagliarli. Le radici potevano rovinare l’asfalto.”
L’asfalto. Le radici che cercavano spazio, che facevano il loro lavoro di radici, erano diventate un problema da eliminare. Non da gestire, non da preservare insieme al manto stradale. Da eliminare.
Eppure, insegniamo ai bambini il rispetto per la natura. Celebriamo la giornata degli alberi, piantiamo semini con cura, coltiviamo l’amore per le piante. E poi, quando qualcosa disturba i nostri piani, abbattiamo senza pensarci due volte.
Questo episodio rappresenta una sconfitta collettiva:
Una sconfitta per il comune, che ha scelto la strada più semplice. Meglio abbattere che gestire, meglio eliminare che trovare soluzioni.
Una sconfitta per la scuola, che avrebbe potuto trasformare questo momento in un’occasione educativa potente: portare i bambini davanti al municipio, insegnare loro che si può dire NO, che si può lottare per ciò che ha valore, come la vita di un albero.
Una sconfitta per i bambini, che hanno perso dei compagni silenziosi che stavano lì a raccontare loro il passaggio delle stagioni.
“Papà,” mi ha detto mia figlia ieri sera, “mi dispiace tanto che non ci siano più quegli alberi. Alla materna ci facevamo il girotondo intorno. Alle elementari ci andavamo a nascondere dietro il tronco per raccontarci i segreti. Ora il nostro cortile è freddo e senza vita.”
Quegli alberi non erano solo legno e foglie. Erano memoria, erano riferimenti stagionali, erano complici di confidenze sussurrate. Erano educatori silenziosi che insegnavano il tempo, la pazienza, il ciclo della vita. Li abbiamo sacrificati per l’asfalto. E questo dice ai nostri figli che quando la natura disturba le nostre comodità, la soluzione è farla tacere.
Bravi!

Di Salvatore Viola

Scrivo per professione e scrivo per piacere, ma scrivo anche perché ho la tremenda necessità di farlo. Il mio lavoro? Faccio tante cose, ma sono prima di tutto un padre e cerco di esserlo nel migliore dei modi possibili, ovvero provandoci senza sosta.

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