Si parte! (Atto primo)


Data: 22 dicembre 2008
Ora: 22,00
Luogo: Milano, stazione dei pullman di piazzale Lotto

Personaggi:

Lei
Lui
La folla
L’autista
Il pullman

Il marciapiede è pieno di valige. Fa freddo, c’è gente imbaccuccata dalla testa ai piedi.
Tutti aspettano il pullman che viaggerà di notte e li porterà, dopo un tragitto di circa 12/13 ore, in Basilicata.
In un posto dove la parola “ferrovia” è ancora considerata un termine straniero.
Passeranno il Natale con i parenti e tutti sono ansiosi di arrivare.

La folla: – Eccolo! L’ho visto! Laggiù in fondo nella nebbia… sta arrivando il… pullman!
Lei: – Franco, hai sentito? Arriva il pullman!
Lui: – Si ho sentito. Vabbè noi siamo alla fermata mica scappa
Lei: – Prendi subito le borse e mettiti avanti così le infili subito dentro…

Il grande automezzo a due piani si ferma. L’autista scende e apre il vano posteriore per sistemare i bagagli.

L’autista: – Bene signori. Allora inseriamo prima le borse di chi scende per ultimo, così potremo prenderle senza problemi alle varie fermate.
Lei: – Franco hai sentito? Apre il bagagliaio. Vai subito!
Lui: – Si ma noi non scendiamo per ultimi…
Lei: – Ma va! Non farti prendere per scemo, vai a metterti avanti…

L’uomo si liscia i baffi neri e imbraccia due borsoni che per dimensioni e peso potrebbero benissimo contenere una pariglia di buoi. Si immerge nella folla e sbuca davanti alla portiera orgoglioso

L’autista: – Lei scende all’ultima fermata?
Lui: – No, io scendo cinque fermate prima…
L’autista: – Allora perché sta qui davanti? Non vede che intralcia tutto. Si sposti per favore…
Lui: – Ma porca di quella ****
Lei: – Franco! Ma non vedi come ti fai trattare? Tutti mettono le borse e tu sei sempre l’ultimo!
Lui: – Guarda che c’è un ordine da rispettare…
Lei: – Si, si. Le solite scuse. Almeno potevi aspettare davanti alla porta visto che c’eri!
Lui: – Ma porca di quella ****

L’uomo con i baffi è sudato. Con quelle borse e il giaccone pesante non riesce a muoversi.

La folla: – Noi scendiamo prima, noi scendiamo prima!
Lei: – Franco, segui loro. Lo vedi quel signore come passa avanti a tutti?
Lui: – Ma porca di quella serenissima ****

L’uomo riafferra le borse e cerca di arrivare di nuovo allo sportello.

L’autista: – Di nuovo lei? Ha cambiato fermata? Scende alla penultima?
Lui: – No, io scendo cinque fermate prima dell’ultima…
L’autista: – Allora si sposti. Come facciamo a caricare i bagagli se lei mi mette questi due armadi davanti alla portiera?
Lui: – Ma porca di quella dolcissima ****

La donna è vestita da vera signora. Abbandona il suo presente di pulizie serali nelle aziende cittadine e si prepara a recitare la parte della nobildonna che vive al Nord e ce l’ha fatta. È così che deve mostrarsi quando sarà giù in paese. Per presentarsi bene si è anche rifatta la tinta e si è messa il rossetto arancione. Ha indossato la pelliccia che il marito le ha comperato con i soldi della liquidazione. Adesso lo guarda come se stesse parlando a uno scarafaggio.

Lei: – Ma io non lo so. Tu rendi difficili anche le cose semplici, Franco!
Lui: – Cos’è che faccio io? Ma che cazzo ci hai messo in queste borse che pesano tre quintali se ci dobbiamo fermare solo quattro giorni?
Lei: – Che cosa dovevo metterci Franco? Qualche regalo per zia Rosina, zia Concettina, zia Carmelina, zia Gelsomina. Quello che ingombra è sicuramente il pacco da otto di spumanti per zia Evelina. Il sottovaso in peltro per zia Ernestina è leggero…
Lui: – Ma porca di quella reverendissima ****
Lei: – Quando fai così, che ti innervosisci per nulla, non ti sopporto proprio Franco! Lo vedi che ci stanno guardando tutti? Lo vedi che mi fai sempre fare delle figure?
Lui: – **** (Questa non la posso proprio scrivere).

Finalmente i due borsoni finiscono nel bagagliaio.

L’autista: – Ma cosa diavolo ci ha messo dentro queste borse? Ci saranno mica dei cadaveri dentro?
Lui: – No, per ora no. Ma al ritorno spero di ficcarci dentro zia Rosina, zia Concettina, zia Carmelina e zia Gelsomina…
L’autista: – Senta, io dovrei farle pagare il sovraprezzo. Non si può andare in giro con questa roba. Ma qui l’hanno accompagnato con la ruspa?
Lui: – Pagare? No, no io non pago niente…
L’autista: – Lo sapevo. Senta vada a sedersi dentro, sennò qui non partiamo più. Poi ne riparliamo durante il viaggio…
Lui: – A disposizione. Possiamo parlarne quando vuole!

Comincia così il lungo calvario del viaggio. Io ero lì e ho visto tutto…

2 comments

  1. Egregio Signore,
    simpatico il suo racconto,continui così e arriverà a qualche premio letterario.
    Per quanto attiene il termine ferrovia sconosciuto in Basilicata,
    lei deve sapere che se il Nord si fosse fatti i cazzi suoi,senza avere la pretesa di voler liberare il Sud(da chi?da che cosa?),a quest'ora il termine ferrovia non sarebbe sconosciuto in Basilicata,perchè era in attuazione,nel 1860,un vasto piano di infrastrutture ferroviarie che poi i Savojardi annullarono.
    Quindi prima di scrivere,bisogna informarsi accedendo alle fonti non sospette.
    Cari cordiali saluti.
    Italo Zamprotta
    (non sono della Basilicata,ma napoletano in esilio al Nord da 43 anni).

  2. Gentile Italo (è sempre un piacere parlare con chi si firma) innanzitutto grazie mille per il suo commento. Non ha idea di quanto concordi su tutto ciò che riguarda la storia della "liberazione" del Sud, ma sta di fatto che in questo momento storico le cose stanno così. E glielo dice un lucano nato e cresciuto fra storie di briganti e racconti di fucilazioni di massa dei piemontesi. Quello che ho scritto non è un trattato di storia ma solo il resoconto di uno dei tanti viaggi della speranza che io e altri mille "esiliati" sono costretti a fare tutte le volte che vogliono ritornare… a casa. Un cordiale saluto e una vigorosa stretta di mano. Salvatore

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