Quel simpaticone di Luigi

Ultimamente si fa tanto parlare di fannulloni però si dice anche che le mele marce ci sono ovunque, che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e che ormai non si trova più un parcheggio manco a pagarlo. Ma a proposito di luoghi comuni che lasciano il tempo che trovano e a proposito di tempo che ormai sembra fare a meno delle mezze stagioni (scusatemi ma ci stava troppo bene e non ho resistito) mi sono ricordato di quello che ho visto tanti anni fa nel municipio di un piccolo centro che per un po’ è stato la sede del mio servizio civile. 

In quel posto devo dire che non c’era la classica mela marcia, quel posto era un unico grande cesto di frutta andata a male dove tutto scorreva in maniera così flaccidamente leggera e palese che spesso ti chiedevi se eri tu ad essere quello sbagliato.

Raggiungemmo la sede del municipio alle nove di un caldo mese di luglio, io e altri tre ragazzi che il comune aveva richiesto per “coadiuvare il personale in un periodo di forte carico di lavoro”.
– Sono arrivati gli obiettori! – Urlò qualcuno dall’interno mentre noi ci fermavamo smarriti davanti alla grande vetrata dell’ingresso.
– Entrate ragazzi che ora vi diamo subito gli incarichi. – Un ometto bassino e panciuto, con due enormi baffi che lo facevano assomigliare a un tricheco ci guidò all’interno della palazzina e ci fece accomodare in una stanza piena di faldoni, registri e cancelleria varia.
– Mettetevi comodi ragazzi. Io mi chiamo Luigi e in questo momento faccio le veci del sindaco che è impegnato in una… ehm riunione. Comunque, per farla breve. Bene arrivati. Allora… suppongo siate tutti studenti universitari. Ditemi cosa studiate così vediamo dove mettervi.
– Io studio architettura! – Esclamò pronto un ragazzo dalla chioma rossa.
– Io sto per laurearmi in ingegneria edile… – Aggiunse un altro collega grassottello con la barba lunga.
– Apposto! Voi due andrete a dare una mano al geometra comunale. E gli altri?
– Io studio veterinaria! – Comunicò un altro ragazzo secco come un filo di ferro.
– Allora, tu potresti dare una mano al canile municipale! E tu cosa studi? – chiese indicando me.
– Io studio lingue.
– Bene, tu starai all’ufficio acquedotto!
– Ma cosa c’entra quello che studio con l’ufficio acquedotto?
– Niente! Ma tanto con quella laurea ti conviene fare esperienza da qualche altra parte perché mica pensi di andare a fare davvero l’insegnante? – Comunque fai poco lo spiritoso e seguimi. Venite anche voi.

Ci addentrammo così nel dedalo di corridoi. Nei vari uffici aperti solo scrivanie vuote e ogni tanto qualcuno che parlava al telefono e scherzava ad alta voce. Il nostro Virgilio mollò i due architetti in un piccolo stanzino con una scrivania e un tavolo da disegno e disse loro di aspettare. Lasciò il futuro veterinario in un’altra stanza ad attendere un non meglio precisato responsabile del canile e poi mi fece accomodare nell’ufficio acquedotto.

– Noi due lavoreremo insieme. – Mi disse. – Qui ci sono circa duemila schede da controllare. Devi vedere se ci sono dei morosi e compilare la cartolina per mandare l’avviso di pagamento a chi è in ritardo. Praticamente tutti.

Mi spiegò velocemente come funzionava la cosa e poi sparì. Fino a mezzogiorno il comune rimase presidiato da quattro obiettori in attesa di non so che cosa. Intanto i telefoni squillavano all’impazzata e nessuno di noi rispondeva.
Verso mezzogiorno ci affacciammo alle finestre e vedemmo un corteo di persone che entrava nell’atrio con buste della spesa e carrelli colmi di frutta e verdura.
– Oggi c’era il mercato – mi spiegò Luigi mentre, con un fazzoletto stropicciato, si asciugava la fronte e i suoi baffoni imperlati di sudore. – Ho comperato un po’ di pesce e di frutta. Che ci vuoi fare, la spesa dobbiamo pur farla. Tu come te la sei cavata?
– Spero bene, ho compilato una cinquantina di cartoline…
– Bene, bene. Però vai tranquillo. Non ti affaticare troppo, se no poi quando finisci le schede ti cambiano ufficio. Tu invece stai qui e mi dai una mano.

Rimasi in quel comune per quattro lunghi mesi prima che mi trasferissero altrove. Ma in quel periodo proprio non riuscivo a capire quale fosse l’enorme carico di lavoro per cui eravamo stati chiamati a dare una mano.
Io e i miei colleghi eravamo diventati i factotum del comune, copiavamo indirizzi, facevamo fotocopie, mettevamo in ordine alfabetico documenti polverosi e così via. Tra gente che telefonava ai parenti e altri che si occupavano di fantacalcio, le giornate volavano.
Dopo il primo mese ci eravamo perfettamente integrati e cominciai a pensare che Luigi fosse davvero una gran brava persona. Aveva l’hobby del giardinaggio e della cucina e portava in ufficio manicaretti di ogni tipo. Era anche bravo a scolpire il legno e realizzava delle piccole statuine per il presepe che erano delle vere opere d’arte.
Luigi era davvero un tipo in gamba e faceva di tutto, ma proprio di tutto… tranne che lavorare.

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