Pausa sigaretta

– Ragazzi qui dobbiamo organizzarci!
– Scusa Lorenzi, ma cosa vuol dire?
– Voglio dire che dobbiamo far venire i sindacati in azienda, farci spiegare i nostri diritti, darci una mossa…
– Ma perché? Cosa vuoi che ne sappiano i sindacalisti del lavoro?
– Ma che cazzo dici Bonanno? I sindacalisti rappresentano i diritti dei lavoratori, sono quelli che ti difendono dallo sfruttamento dei padroni!
– Ma tu ti senti sfruttato?
– Ma come, non ti rendi conto che qui siamo tutti sfruttati? Lo sai quante macchine possiede il proprietario di questa baracca? Lo sai quanti appartamenti?
– Ma porca miseria Lorenzi! Ma che cazzo c’entra questo con il fatto che tu ti senti sfruttato?
– Non riesci a capire, non ci arrivi proprio Bonanno! Le case e le macchine e le barche lui se l’è comprate con il nostro sudore!
– Forse mi sfugge qualcosa, ma tu a fine mese non prendi lo stipendio?
– Certo, ma questi sono solo spiccioli paragonati a quello che guadagna quel grassone del nostro grande capo, ti rendi conto che lui si arricchisce e noi facciamo i salti mortali per arrivare a fine mese?
– Maccheccazzo c’entra! Lui fa l’imprenditore e tu fai l’impiegato! Tira fuori le palle e fai l’imprenditore pure tu!
– Senti, io con te non riesco a parlare! Comunque sto raccogliendo le firme per convocare un’assemblea sindacale, se tu non ci sei non mi interessa! 

Gianfranco Lorenzi si era alterato parecchio, ma le sue discussioni erano sempre accese e ormai nessuno ci faceva più caso. I suoi colleghi rientrarono dalla pausa sigaretta e ritornarono ognuno alla propria scrivania. Lui rimase ancora in cortile. Tirò fuori il tabacco e le cartine e si rollò l’ennesima sigaretta della giornata. Sputò i fili di tabacco che gli erano rimasti sulle labbra, poi adocchiò un’altra coppia di colleghi che usciva a fumare.

– Allora ragazzi me la mettete una firmetta per la riunione sindacale? Qui dobbiamo darci una mossa…
– Ma vai a prenderlo nel culo Lorenzi! Tu e i tuoi amici sindacalisti del cazzo! – Il fine umorismo britannico del Berchi era leggendario.
– Fascista! Sei uno sporco fascista di merda! – Fu la risposta stizzita del giovane agitatore che compensava la sua poca voglia di lavorare con una costanza diabolica.

Gianfranco Lorenzi pur di non fare un cazzo sarebbe stato capace d’inventarsi un miliardo di scuse sempre diverse per parlare male dei padroni e del capitalismo. Interveniva anche quando non era interpellato e schiaffava la sua politica da quattro soldi in qualunque discorso, anche se stavi parlando solo di calcio o di donne e volevi startene cinque minuti per i cavoli tuoi. A volte, pur di esprimere il suo parere, smetteva perfino di preparare i suoi volantini e le relazioni che stilava quotidianamente per un non meglio specificato comitato direttivo del partito della rifondazione estrema che più estrema non si può per la conquista dei diritti sociali e politici dei lavoratori sfruttati, maltrattati e frustrati ma in via di riconquista del proprio dignitoso peso decisionale all’interno del tessuto organizzativo statale. Eccheccazzo!

La riunione sindacale non si fece neanche quella volta e manco quella successiva e tutte le altre volte, finché per farlo smettere, l’amministratore delegato decise di nominarlo capufficio. Gianfranco Lorenzi continuò a non fare un cazzo ma almeno adesso leggeva il suo giornale da solo e non rompeva più i coglioni a nessuno.
Aveva deciso di combattere il sistema dall’interno.

3 comments

  1. (Rifo) Come ti dicevo… sfondi una porta aperta. ah quanti ce ne sono!

    …certo che ci starebbe proprio bene anche nella mia nuova collezione … eheh

  2. La cosa bella è che Lorenzi continua a parlare di politica ma soprattutto a non fare un cazzo!

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