Lui è intelligente…

Il supermercato è affollato come sempre e tra un carrello, un barattolo e una commessa, incontro Giovanni. Non lo vedo da tempo. Ci salutiamo, ci raccontiamo un po’ di cose. Gli chiedo come sta Davide, suo figlio di 12 anni.

 

– Sta bene, grazie. Sai adesso è in seconda media…

– Cavolo, mi sembra ieri che eravamo al battesimo

– Il tempo passa e le cose cambiano…

– Sì ma ti vedo bene…

– Non mi riferivo a me. Un figlio a scuola è un impegno non da poco…

– Beh, certo, i libri, i vestiti…

– No, no. Non mi riferivo a quello. La cosa più dura sono i compiti a casa…

– I compiti a casa? Beh, fa parte della crescita di una persona.

– Lo so. Ma sai. Con questi chiari di luna, gli straordinari che sono costretto a fare per tenermi il posto di lavoro e tutto il resto. La sera arrivi a casa stremato…

– Non me lo dire!

– Poi a questo ci aggiungi anche i compiti!

– Ma scusa, non capisco. Chi ti assegna dei compiti da fare?

– No, no. Sono i compiti di Davide…

– Spiegati meglio Giovanni. Cosa c’entrano i compiti di tuo figlio con il tuo lavoro?

– Beh, i compiti li facciamo insieme. Altrimenti lui non riesce a concentrarsi…

– Vuoi dire che la sera quando torni a casa bello cotto a puntino, tu ti metti a sedere vicino a tuo figlio e lo aiuti a fare i compiti?

– Esatto!

– Lodevole. Ma scusa lui non sa farli da solo? Va bene un aiuto, però…

– Sì, sì. Lui è intelligentissimo! Anzi, è molto più avanti rispetto agli altri ragazzi della sua età. Il fatto è che con gli insegnanti che si ritrova…

– Ma dai! E come sono questi insegnati?

– Gli assegnano delle cose impossibili. Danno dei compiti a casa su cose che neanche hanno spiegato. Poveri ragazzi. Li massacrano.

– Ma no, Giovanni. Mi sembra strano!

– Uno di questi giorni vado a scuola e gliene canto quattro ai professori! All’ultimo compito di Italiano ha preso TRE!

– Ma non dovresti rimproverare tuo figlio, anziché prendertela con la scuola?

– Ma lui le cose le sa. Quando studia le cose le fa. E le fa pure bene. È in gamba. Credimi!

– Quindi, forse, se i compiti in classe vanno male, vuol dire che non ha studiato abbastanza…

– Non è possibile. I compiti li facciamo insieme a casa tutte le sere. Gli rispiego io tutte le cose che ha fatto a scuola. Ma che vuoi, la sera è stanco…

– Stanco?

– Considera che dopo la scuola va a nuoto. Poi sua madre lo va a prendere e lo porta a calcetto. Ora sta cominciando a fare chitarra…

– È evidente che ci sono dei problemi, Giovanni…

– Non me lo dire. Gli danno così tanti compiti. E ora che ci sono le vacanze natalizie… guarda, comincio già a tremare. Ci rovineremo le ferie. Già lo so. La sera ci telefoniamo con gli altri genitori per controllare se i compiti per il giorno dopo sono fatti bene. Siamo tutti nervosi. Uno stress…

– Ansia da prestazioni, Giovanni. Un vero stress…

– Il prossimo anno gli faccio cambiare scuola. C’è quella di Matematica che ormai lo ha preso di mira. E se me lo bocciano? Che cazzo faccio?

– Tu nulla, Giovanni. Lui ripete l’anno e magari il prossimo dimentica per un po’ di essere un atleta e un musicista e si ricorda che è uno studente.

– È facile per te, Salvatore. Io non posso privarlo di queste cose. Tutti i suoi amici le fanno. E poi… Lui è intelligente. Giuro! Per l’età che ha, lui è molto più avanti degli altri…

– Lui è davvero troppo intelligente, Giovanni. Hai perfettamente ragione…

3 comments

  1. scusa salvo, ma tu mi vuoi dire che quando avevi 12 non passavi gran parte del tuo tempo in giro a fare casino con gli amici?
    no, perchè anche io ho un figlio di 12 anni come il tuo amico e anche il mio si ritrova a fare i compiti la sera, tra conservatorio, pallanuoto e videogiochi
    la differenza rispetto al secolo scorso secondo me è che adesso le attività sono molto più strutturate
    però poi la sera studia e in italiano ha 9…al liceo sarà diverso certo, ma preferisco non pensarci ora
    stammi bene
    francesco

  2. Certo che facevo casino con gli amici, Francesco. Ma la sera erano solo cavoli miei se non avevo studiato. Lo stress era solo mio. I miei vedevano i professori due volte l’anno e non erano disposti ad addossare loro le MIE responsabilità. Il problema adesso è che spesso i genitori assorbono completamente lo stress dei figli e così facendo li danneggiano inesorabilmente. Li scusano in tutto e attribuiscono agli insegnati (categoria discutibile quanto vogliamo) le colpe di ogni più piccolo fallimento. Nella vita ci sta anche quello, Francesco. Complimenti per tuo figlio 😉

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