Incontri metropolitani


La metropolitana è un posto fantastico, è mille volte meglio della televisione. Paghi il biglietto, ti siedi (quando ci riesci) e osservi. I programmi sono sempre vari e imprevisti. Non sai chi ti troverai accanto e chi di fronte, ma il trucco è osservare. Ascoltare, godersi lo spettacolo umano.

Ieri alla fermata di piazza Udine mi sono trovato vicino due giovanotti che avevano appena lasciato il cantiere. Erano piastrellisti o muratori immagino, almeno a giudicare dai loro abiti che portavano tracce inequivocabili di cemento e calce. Erano altrettanto chiare le loro origini meridionali, calabresi penso. Capelli scuri e carnagione abbronzata. Si vedeva che erano a Milano da poco e parlavano fra loro in dialetto, sicuri del fatto che nessuno capisse il loro colorito idioma, ma si sbagliavano. Io sono terrone come loro… 

– Antò, certo che sta metropolitana non so se mi piace
– Neanche a me, Michè. Ne passa una ogni minuto e non puoi neanche inventarti la scusa che hai perso il treno…
– Si ma poi hai visto questi come cavolo corrono sempre?
– E’ vero. Vanno tutti di pressa! Ma poi alla fine vanno a lavorare negli uffici, e mica trovano chiuso se arrivano cinque minuti dopo?
– Ma chi li capisce! Certo però che se devono timbrare il cartellino…
– Che c’entra! Pure mio cognato che lavora al comune di Reggio timbra il cartellino. Solo che fanno i turni e timbrano una volta a testa con i suoi colleghi…
– Sai che ti dico Michè? Io a stare otto ore chiuso, seduto alla scrivania non ce la farei proprio. Stanno tutto il giorno davanti al computer. Ma poi io vorrei sapere come cazzo funziona sto computer…
– Non è difficile, mio cognato dice che serve per vedere le donne nude e mandare le lettere senza francobolli…

I due si accorgono improvvisamente di due ragazze che nel frattempo si sono sedute di fonte a loro.

– Facciaducazz! Michè hai visto a quelle due?
– Queste ci stanno Anto’. Una mi ha guardato.

Si raddrizzano sul sedile e tirano la pancia in dentro. Poi, per attirare l’attenzione, cominciano a parlare a voce più alta passando dal dialetto all’italiano.

– Scusa Michele per caso hai entrato il muletto nel recinto prima di andare?
– Certamente Antonio! Poi ho chiuso tutto ed ho uscito.
– Cazzo meno male! Sennò il mastro chi lo doveva sentire domani.
– Porca miseria Antonio! Sai che mi ho scordato l’ombrello vicino alle sacchette di cemento?
– Michele, Michele! Io lo sapevo che sei il solito distratto…

Intanto arrivo a Loreto e devo scendere.
Non saprò mai se i due eroi sono riusciti a fare colpo sulle ragazze che intanto stavano sorridendo divertite.
Però, mi piace pensare che quella sera piovosa l’abbiano trascorsa tutti e quattro insieme a ridere, bere vino rosso e mangiare salame calabrese piccante, molto piccante…

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