Ammazzare il tempo

Lei è vestita come un brutto incidente di colori che si trovano per caso all’incrocio del buonsenso. Prende la metro ogni mattina per andare a lavoro e tu la eviti puntualmente e non perché sia brutta, non lo è. Non perché ti ricorda una che ti ha rigato la macchina, assolutamente. Neanche perché la sua forte intelligenza ti mette a disagio, affatto. Tu la eviti semplicemente perché la consideri inutile per la tua esistenza. Quei discorsi fatti di cacchette di bambini e scarpettine e borsettine deliziose e domeniche a fare shopping e pranzi dai suoceri e bava davanti alle vetrine di via Montenapoleone, a te non interessano. E nel malaugurato caso in cui dovessi trovarti a scambiarci due chiacchiere, anche solo pochi istanti ti sembrerebbero interminabili. La mattina hai bisogno dei tuoi attimi di preparazione prima di sentirti pronto a tuffarti nella bolgia: i tuoi riti, il tuo libro, la tua musica. Roba tua insomma, in cui non c’è spazio per nessuno. Tanto che se incontri per caso qualcuno che conosci, cambi vagone, cambi espressione, cambi canale…
Lei ti vede mentre sei pigiato nella folla. Con l’anima nel tuo iPod stai volando pensando a dita veloci che si muovono agili come delfini sulla tastiera di una chitarra con le corde di nylon. Non ce n’è per nessuno. Sei nel tuo mondo nonostante tutto. Nonostante tutto. 

Poi, a un tratto senti qualcuno che ti tocca, ma fra tanta gente non ci fai caso, capita. Poi quel qualcuno ti toglie una cuffia dall’orecchio e ti urla:

– Ma ciaooooo! – E tu adesso hai soltanto un’ala e stai precipitando da quell’altezza sconsiderata che era il tuo splendido isolamento.
– Ma ciaooooo! – Ti dice sorridendo a 32 denti!
– … – Trattieni il fiato e conti fino a 10 per arginare quella marea di insulti che ti arrivano spontanei dalle viscere. Non devi rispondere subito. Devi trattenerti. Dopotutto quella persona la vedi tutti i giorni, passate lunghe ore sotto lo stesso sterminato tetto aziendale, solo che vi ignorate. E allora se vi ignorate tutto il giorno perché non continuate per quella splendida strada? Misteri.

– Ti ho visto prima, mentre salivo in metro. Sembravi tutto concentrato! Mi sono detta: ora vado a sfotterlo un po’.
– … – Sfottere un po’? Al mio paese questo non è sfottere. Al mio paese questo è armeggiare pericolosamente con gli attributi di un toro circondato da tendaggi rossi.
– Ascoltavi musica?
– … – Respiri profondamente e saluti. – No, in realtà mi sono dimenticato le cuffie nelle orecchie da una settimana e non le trovavo più.
– Ma dai, sei sempre il solito spiritoso!
– …. – Io spiritoso? Ma quando mai ci ho parlato con questa?
– Cosa ascoltavi di bello?
– Il traffico.
– Il traffico?
– Si, mi sono registrato un’ora di clacson e schiamazzi a piazzale Loreto e me lo ascolto quando sono in metro così mi sembra di starmene in auto per i cavoli miei!
– Hahahahah, buona questa! Il traffico di piazzale Loreto!
– E già.
– Io invece stamattina ho fatto una corsa per prendere il pullman. Ho accompagnato la piccola all’asilo, perché mio marito non poteva. Fortunatamente l’autista mi ha vista e si è fermato…
– Che vita movimentata che hai!
– E non è finita! Oggi esco prima perché devo accompagnare mia suocera dal veterinario. Cioè non lei personalmente, il suo gatto. Però viene anche lei. Dopotutto il gatto è suo, hahahaha. Poi devo andare a vedere una borsa di Luìuittòn che forse mio marito mi deve regalare…
– Ma dai…
– Si, l’ho adocchiata da un paio di mesi. Gliel’ho chiesta come regalo di San Valentino…
– Sarai molto contenta…
– Moltissimo, davvero! La desidero così tanto… Ma guarda! Siamo arrivati alla nostra fermata! Vedi come passa in fretta il viaggio quando si fanno due chiacchiere?
– Da non crederci…
– Parli del più e del meno e il tempo vola.
– È proprio così, il tempo vola. – Peccato solo che a me piacerebbe tanto fermarlo il tempo, magari esattamente a quel secondo prima, quando stavo ascoltando Paco De Lucia e mi sembrava proprio di volare…

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